martedì 20 ottobre 2020

ISOZERO LAB

Non ho mai parlato in maniera estesa di Isozero, il laboratorio creato da Efrem Raimondi, a cui ho avuto modo di partecipare alla sua prima edizione. Lo faccio ora, almeno in forma di memoria personale.

Partiamo dal titolo: Isozero.

È un nome fantastico, in stile Efrem. Ma quel "zero" ha un peso non indifferente, per niente vuoto, anzi... nella sua rappresentazione di tondo, di cerchio, ci sta dentro tutto. Tutto te!

Al primo incontro, eravamo inizio febbraio del 2018, non vedevo l'ora di cominciare. Tranne Efrem, non conoscevo nessuno. Isozero fu presentato lì, molte cose mi erano chiare, tante altre no. Ma mi fidavo (e fido) di Efrem, poi la mia parentesi di esperienza in teatro mi sussurrava che in queste cose ti ci devi buttare; a parlarne troppo, a metterci ripetute domande, ci si rovina l'approccio. E di dubbi in quella sede ne avvertivo tanti. Comunque io ci sto, dissi ad Efrem. E a starci fummo 33 all'inizio. Poi qualcuno, è chiaro, lo perdi strada facendo: è sempre fisiologico dei gruppi.

Il primo incontro lo abbiamo avuto nell'ottobre dello stesso anno. La formula dei mini gruppi divisi per "categorie"era una soluzione funzionale, credo però che abbia retto solo fino al secondo appuntamento. La macchina Isozero era un work in progress anche per Efrem, se in lui erano chiare direzione e metodo, in noi un certo smarrimento c'è stato, me compreso - che ha coinciso poi con defezioni personali che mi sono trascinato fino alla fine. Il fatto, e qui le cose le capisci solo alla fine come sempre, è che avevamo bisogno tutti di azzerarci, di eliminare le comodità dei nostri approcci fin lì triti e ritriti per guardare alla sola cosa che dovevamo guardare: la fotografia!

Ecco perché solo Efrem. Ecco perché Iso con quel "zero" accanto. La mia esperienza, come dicevo, ha conciso con una difficoltà personale. Da un lato mi erano sempre chiare le osservazioni di Efrem e del gruppo sulle letture alle mie imagini, dall'altro ero in piena "crisi" personale: ero arrivato ad un punto di saturazione della fotografia, la mia intendo, in cui non riuscivo a spostarmi di un centimetro. Totalmente inchiodato in uno stallo. Allora rimescoliamo tutto! Occupiamoci di fiori e termosifoni. Consiglio per tutti dal nostro autista Efrem.

Così lo capisci dopo, sempre alla fine, sempre con quel fottuto senno di poi che ti palesa - dopo - quello che era necessario, cosa bisogna attraversare, cosa va affrontato per risolverti. Devi esporti, e a isozero la sensibilità è sottilissima! - il gioco di parole con l'ambiente fotografico qui è più che opportuno.

Occorre ripulire e ripulirti. Occuparti di quello che non ti sei mai occupato, metterti dentro nuove situazioni visive, riprendere dal cestino quello che avevi buttato perché lì dentro c'è buona parte di te che merita attenzione. Serve esigenza ma anche leggerezza. Sincerità! Che non è la verità che si vuole sia in fotografia. Se ci arrivi, se ci vuoi arrivare, si dischiude il mondo che dovresti essere Tu.

Definire in maniera chiara che la fotografia è un mezzo e non il fine è la cosa più difficile da sedimentare. Non è complicato, esige volontà. E una volta là non devi schiodarti.

Quei volti sconosciuti di quel febbraio nel tempo sono divenuti familiari, affettuosi. I loro lavori, come la loro difficoltà, simile alla mia, me li hanno resi determinanti alla risoluzione del mio impasse. Il continuo confronto, la visone "altra" dalla mia, i loro soggetti, il loro approccio, i loro vissuti personali... Mi sono legato a queste persone come ci si lega alle esperienze forti della vita.

La macchina Isozero, almeno nella sua prima edizione, ha tuttavia avuto una coda di tempi estesa. Questo è dipeso dal solo fattore che avevamo messo in moto: la pubblicazione del libro. Definire il definibile, sia a livello tecnico che economico, con conseguente confronto con soggetti esterni ad Isozero, sia limare quelle faccende annose che ricadevano nella sfera del pensiero individuale e relazionale ha allungato di molto la tempistica. Ma Isozero Lab, il libro, ora esiste.

Efrem ha uno sguardo sulla fotografia molto preciso. Una coerenza di approccio che gli invidio. Ha saputo tenerci uniti, ci ha guidato fino alla fine e si è speso al di sopra del solo e tuttavia dovuto aspetto economico. Crede nel suo progetto, trasversale a quanto in giro viene offerto. Ho di lui una profonda stima e mi auguro e spero che il suo desiderio di didattica continui, che le semplici defezioni che abbiamo vissuto nel nostro percorso si risolvano nelle future edizioni e che Isozero Lab si fortifichi come merita.

Abbraccio lui e i miei compagni di viaggio, sperando di aver lasciato qualcosa in loro come lo è stato da parte loro per me.


Il libro è edito da Silvana Editore ed è acquistabile da qui: https://www.silvanaeditoriale.it/libro/9788836646630

Per leggere Efrem, qui: http://blog.efremraimondi.it


Un momento di confronto durante Isozero e alcune immagini del libro.